La guerra dei Saloni: uccisi dallo Stato, traditi dalle aziende o divorati dagli abusivi? La verità nei vostri commenti.
Un editoriale del Direttore Max Randi
Quando abbiamo pubblicato l’articolo Chiusura saloni parrucchieri: rischio giugno 2026, sapevamo di toccare un nervo scoperto. I dati parlano chiaro: il 30% dei saloni italiani rischia di abbassare definitivamente le serrande entro l’estate.
Ma la reazione che si è scatenata sui social de Il Magazine del Parrucchiere è andata oltre le previsioni: è esplosa una vera e propria polveriera. Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti. La rabbia è palpabile, la frustrazione è feroce e reale. Eppure, se c’è una cosa che emerge con prepotenza da questa valanga di sfoghi, è che la categoria è spaccata in tre fazioni pronte a sbranarsi.
Tutti concordano sul fatto che si stia affondando, ma su chi sia il colpevole, è in atto una vera guerra civile. Ecco cosa ci avete detto.
1. Lo Stato “Vampiro” e le Banche “Sciacallo”
Per la stragrande maggioranza di voi, il nemico numero uno indossa la cravatta delle istituzioni. Dalle vostre parole emerge il ritratto di uno Stato che “colpisce di più chi paga le tasse” e di un sistema bancario che trattiene fino all’11% prima ancora di erogare un euro.
- Le denunce dei lettori: Siete stanchi di essere considerati “il bancomat del governo”. Tra un’IVA al 22% (che tratta un servizio essenziale come fosse un lusso sfrenato), i costi altissimi di gestione, le bollette e le commissioni dei POS, assumere un dipendente regolarmente è diventato un atto di eroismo (o di follia).
2. La resa al Lavoro Nero e la concorrenza sleale
L’elefante nella stanza, il tema che infiamma di più gli animi, è la totale assenza di tutele contro chi gioca sporco.
- Il grido d’allarme: Puntate il dito contro la concorrenza sleale, i negozianti extracomunitari accusati di “cambiare società ogni anno per non pagare 1 euro di tasse”, e l’esercito di abusivi a domicilio che distrugge il mercato senza sostenere alcun costo aziendale.
- La provocazione estrema: La disperazione ha portato alcuni di voi ad ammettere una verità agghiacciante nei commenti: “Tranquillo, chiuderemo e lavoreremo in nero, in Italia non ci sono controlli”. Non è più una minaccia, ma una tragica resa.
3. Il fuoco amico: Aziende traditrici e liberalizzazione selvaggia
E poi c’è chi non fa sconti alla categoria stessa e ai suoi partner storici. Il nemico ce lo siamo creati in casa?
- L’illusione dei brand: Molti puntano il dito contro le grandi aziende di fornitura. Da una parte vi chiedono fedeltà promettendo formazione e marketing per farvi “crescere”, dall’altra vengono accusate di scavalcarvi, rivendendo gli stessi prodotti professionali su Amazon al 40% in meno.
- La morte della professionalità: C’è un’accusa pesante anche contro il sistema delle liberalizzazioni, che ha permesso l’apertura di parrucchieri “ogni 50 metri”. Molti professionisti storici lamentano che il mestiere antico e nobile è stato svilito da chi apre a prezzi stracciati senza alcun periodo di apprendistato alle spalle.
Chi vincerà questa guerra?
Mentre le associazioni ci ricordano il loro impegno decennale ai tavoli istituzionali per cercare di salvare il salvabile, le chiacchiere, per molti di voi, stanno a zero.
Siamo davanti a un bivio storico. Possiamo continuare a farci la guerra tra noi—accusando il grossista, il collega che sconta troppo o il brand che vende online—oppure possiamo trovare una voce unica per pretendere riforme reali. Serve un taglio netto dell’IVA, detassazione del lavoro e controlli a tappeto sugli abusivi.
Il tempo delle lamentele silenziose è finito. Se non ci uniamo oggi, a giugno non resterà più nessuno da salvare.








