Serrande abbassate: perché il 30% dei Saloni Italiani rischia la Chiusura Definitiva entro giugno.
Non è terrorismo psicologico. È matematica. E i numeri che arrivano sulla scrivania della nostra redazione raccontano una realtà che molti fingono di non vedere. Se il trend attuale non subirà una sterzata violenta, entro giugno 2026 un salone su tre in Italia potrebbe abbassare definitivamente la serranda.
Ma non fatevi ingannare: la colpa non è solo dell’inflazione o delle persone che spendono meno. La verità è più sporca e profonda.
La tempesta perfetta
Mentre i grandi player del settore festeggiano fatturati record, il piccolo e medio titolare di salone si trova schiacciato in una morsa. Da un lato, costi fissi che sono diventati insostenibili: affitti che seguono indici ISTAT impazziti e prodotti professionali che aumentano ogni trimestre. Dall’altro, una pressione fiscale che non tiene conto della realtà dei margini di un parrucchiere.
Il “cancro” dei costi occulti
Ma c’è un punto che mi fa rabbia, come Direttore e come uomo che parla ogni giorno con centinaia di colleghi: il sistema del credito. Troppi colleghi, per modernizzare il salone o semplicemente per avere un po’ di ossigeno, si sono affidati a istituti che, invece di partner, si sono rivelati predatori.
Parliamo di commissioni d’istruttoria che superano l’11% del prestito. Parliamo di migliaia di euro “bruciati” prima ancora di vedere un centesimo sul conto corrente. Soldi che spariscono in cavilli contrattuali e clausole scritte in piccolo. Quando un sistema bancario toglie 5.000 euro a un parrucchiere per la “fatica” di aprire una pratica, non sta facendo credito: sta strangolando il futuro del nostro artigianato.
E la cosa più grave? Spesso, quando provi a chiedere giustizia, le istituzioni ti sbattono la porta in faccia con tecnicismi che ignorano la realtà del lavoro quotidiano.
MDP non starà a guardare
Come Direttore del Magazine del Parrucchiere, ho deciso di denunciare questa situazione perché il 30% dei saloni a rischio non è solo una statistica: sono famiglie, sono sogni, sono talenti che l’Italia non può permettersi di perdere.
Il tempo delle “pieghe a basso costo” è finito. Ma è finito anche il tempo del silenzio. Se vogliamo arrivare a luglio con i saloni aperti, dobbiamo pretendere trasparenza dai partner finanziari e coraggio dalle associazioni di categoria.
Voi cosa ne pensate? State sentendo questa pressione o avete trovato una strada per uscirne? Scrivetemi nei commenti o in privato. MDP è qui per dare voce a chi non ce l’ha.





