CCNL Acconciatura, i Saloni reggeranno l’Aumento?
di Max Randi, Direttore Editoriale MDP
Il 17 luglio, mentre l’Italia pensava già alle ferie, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno trasmesso alle associazioni datoriali Cna, Confartigianato, Casartigiani e Claai la piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto nazionale del comparto acconciatura ed estetica, in scadenza a fine anno. Una notizia passata quasi sotto silenzio tra i titolari di salone, distratti dal caldo e dalle prenotazioni estive. Sbagliato: qui si decide quanto costerà un dipendente dal 2027.
Cosa chiedono i sindacati
Il testo, per il quadriennio 2027-2030, non è simbolico. Le sigle sindacali propongono un aumento di 220 euro al terzo livello, da riparametrare sugli altri livelli, con l’introduzione di un meccanismo permanente di tutela del potere d’acquisto legato all’inflazione. A questo si aggiunge l’elemento economico di garanzia, l’istituzione della quattordicesima mensilità e la rivalutazione degli scatti di anzianità.
Non solo salario. La piattaforma chiede anche tutele più solide per il lavoro part-time e a tempo determinato, formazione continua e maggiori garanzie su salute e sicurezza. Un pacchetto completo, costruito per pesare sull’intera trattativa, non solo sui minimi tabellari.
Per inquadrare la portata del tema: il contratto si applica a oltre 145mila lavoratrici e lavoratori dipendenti delle imprese di acconciatura, estetica, tricologia non curativa, tatuaggio, piercing e centri benessere. Non è una nicchia. È buona parte della forza lavoro dipendente del settore in Italia.
Il precedente insegna qualcosa
Non è la prima volta. L’ultimo rinnovo, siglato nel maggio 2024, aveva già portato un aumento contrattuale a regime di 183 euro al terzo livello, con una massa salariale complessiva nell’arco della vigenza pari a 4.369 euro. Chi gestisce un salone con due o tre dipendenti sa bene cosa significhi quella cifra moltiplicata per ogni collaboratore in busta paga, mese dopo mese, per anni.
Ora si riparte da lì, con una richiesta di partenza più alta e in un contesto economico dove i costi fissi (affitto, utenze, prodotti) sono saliti quanto e più degli stipendi.
La posizione di MDP
Diciamolo con chiarezza, perché è il momento di farlo prima che il tavolo negoziale chiuda i giochi: i diritti richiesti dai sindacati sono in larga parte legittimi. La quattordicesima, la tutela dall’inflazione, la sicurezza sul lavoro non sono capricci. Ma chi scrive di questo settore da anni sa anche un’altra cosa, che nessun comunicato sindacale dirà mai: un salone artigiano con tre dipendenti non ha lo stesso margine di una catena, e ogni aumento del costo del lavoro che non si traduce in un aumento reale dei listini al pubblico si mangia direttamente l’utile del titolare.
Il vero rischio, se il rinnovo arriverà con le cifre proposte oggi, non è che i saloni chiudano in massa. È che molti smettano di assumere regolarmente e tornino a soluzioni borderline — affitto poltrona spinto oltre il suo senso originario, collaborazioni mascherate — proprio per sfuggire al peso del contratto. Sarebbe un risultato opposto a quello che i sindacati dicono di voler ottenere.
Cosa fare da qui alla firma
Il contratto non è ancora rinnovato: la piattaforma è solo l’apertura del tavolo. Ma aspettare la firma per fare i conti è l’errore più comune tra i titolari. Chi ha un salone dovrebbe:
- Chiedere subito al proprio consulente del lavoro una simulazione dell’impatto sui livelli in organico, non aspettare la circolare finale.
- Rivedere il listino prezzi guardando ai margini reali, non solo al confronto con la concorrenza di zona.
- Seguire l’evoluzione della trattativa da fonti di categoria (Cna, Confartigianato), non dai soli comunicati sindacali, che raccontano solo una parte della storia.
Il tavolo si aprirà nelle prossime settimane. MDP seguirà la trattativa articolo per articolo, perché su questo, più che sui tagli di stagione, si gioca la tenuta economica di migliaia di saloni italiani.










La proposta è più che consona al caro vita per quanto riguarda la forza lavoro.
Ma, mi chiedo, lo stato per quanto riguarda l’iva al 22% perché non ha mai accolto e mai preso in considerazione la diminuizione di questa?
Il nostro è un lavoro artigianale e come tale, non può l’Iva essere calcolata al 22%.
È quasi scontato che se sarà approvato sia l’aumento del salario e anche la 14° molti Saloni prenderanno provvedimenti, tipo licenziare almeno un collaboratore su tre, per poter affrontare le nuove spese.
Quindi, l’effetto finale sarà devastante e aumenterà solo la disoccupazione ulteriormente.