A New York cambia tutto. E noi parrucchieri italiani siamo davvero capaci a trattare tutti i capelli?
C’è una notizia arrivata da New York che secondo me, da parrucchieri, dovremmo leggere molto attentamente.
Non perché dobbiamo copiare gli americani.
Ma perché dietro questa legge c’è una domanda che riguarda direttamente il nostro mestiere:
un parrucchiere può definirsi davvero completo se sa lavorare bene soltanto su alcuni tipi di capelli?
Lo Stato di New York ha introdotto nella normativa sulla cosmetologia un principio molto chiaro: la formazione di cosmetologi e natural hair stylist deve comprendere la capacità di fornire servizi a persone con tutti i tipi e tutte le texture di capelli.
La legge cita espressamente differenti pattern di riccio e onda, spessori del fusto e volumi. E questi argomenti entrano anche negli esami per ottenere la licenza professionale.
Non è quindi corretto ridurre tutto a: “da oggi un parrucchiere americano è obbligato a fare qualsiasi capello”.
La questione è più interessante.

Lo Stato sta dicendo che conoscere le diverse texture deve far parte della preparazione di base di un professionista.
E su questo, personalmente, sono molto d’accordo.
Abbiamo un problema anche in Italia
Faccio questo settore dal 1997.
Ho visto cambiare prodotti, tecniche, mode, formazione, accademie e generazioni di parrucchieri.
E continuo a vedere una contraddizione.
Parliamo continuamente di specializzazione, consulenza, personalizzazione e professionalità.
Poi arriva in salone un capello molto riccio, afro, estremamente fine, molto spesso o semplicemente diverso da quello sul quale siamo abituati a lavorare e non sempre il professionista è realmente preparato.
Questa cosa dobbiamo avere il coraggio di dircela.
Non significa che un parrucchiere debba essere il migliore del mondo in ogni tecnica.
Significa però che dovrebbe conoscere i capelli. Tutti.
E soprattutto dovrebbe sapere riconoscere quando una texture richiede prodotti, manualità, strumenti e procedure differenti.
Il problema nasce dalla formazione
Qui secondo me c’è il punto più interessante della decisione americana.
Non stanno dicendo soltanto ai saloni: “dovete essere inclusivi”.
Stanno intervenendo prima.
Sulla formazione.
La norma dello Stato di New York prevede infatti che i requisiti educativi per cosmetologi e natural hair stylist comprendano servizi rivolti a persone con tutti i tipi e texture di capelli.
E questo cambia completamente il ragionamento.
Perché se una competenza viene considerata fondamentale per esercitare una professione, deve essere insegnata quando quella professione viene imparata.
Non possiamo chiedere al singolo parrucchiere di recuperare casualmente dopo dieci anni quello che nessuno gli ha mai insegnato.

La testina con i capelli lisci non basta più
C’è poi un dettaglio apparentemente piccolo che secondo me racconta benissimo il problema.
Per decenni gran parte della formazione professionale è stata costruita intorno a modelli abbastanza standardizzati.
Anche le testine utilizzate nelle scuole hanno spesso rappresentato una gamma limitata di texture.
Ma il cliente reale non è standard.
Entra in salone con capelli lisci, mossi, ricci, molto ricci, fini, grossi, poco voluminosi, estremamente voluminosi.
E spesso con più caratteristiche contemporaneamente.
La formazione deve assomigliare alle persone che entreranno realmente dalla porta del salone.
Mi sembra quasi banale dirlo.
Eppure evidentemente non lo è.
Non trasformiamola però in ideologia
Su questo voglio essere molto chiaro.
Non mi interessa trasformare una questione tecnica in una battaglia ideologica.
Per me il tema è molto più semplice.
È professionalità.
Se entra una persona nel mio salone, il suo capello non dovrebbe essere considerato “strano”.
È un capello.
E io sono un professionista dei capelli.
Naturalmente esisteranno sempre specialisti del riccio, del colore, del biondo, del barbering o delle texture afro.
Ed è giusto che sia così.
Specializzarsi significa raggiungere livelli superiori di competenza.
Ma una cosa è essere specialisti.
Un’altra è non possedere le basi.
La vera rivoluzione è questa
Secondo me la parte più importante della notizia di New York non è nemmeno la legge.
È il cambio di prospettiva.
Per molto tempo abbiamo formato il parrucchiere partendo dalla tecnica:
taglio.
colore.
piega.
permanente.
Oggi dovremmo forse partire sempre di più dalla persona e dal suo capello.
Analizzarlo.
Capirlo.
Rispettarne struttura e caratteristiche.
E solo dopo scegliere la tecnica.
Sembra una differenza piccola.
Secondo me è enorme.
E in Italia?
Qui lancio una provocazione.
Se domani in Italia l’esame professionale prevedesse obbligatoriamente una prova su capelli lisci, mossi, ricci e afro, quanti professionisti già qualificati sarebbero realmente tranquilli?
Non è una critica alla categoria.
È una domanda alla categoria.
E me la pongo anch’io.
Perché se vogliamo continuare a chiedere maggiore riconoscimento professionale, prezzi adeguati, rispetto del nostro lavoro e una formazione di livello superiore, dobbiamo essere disposti anche ad alzare l’asticella delle competenze.
Non possiamo chiedere più valore senza accettare più preparazione.
La mia posizione
Per me New York indica una direzione giusta.
Non so se serva necessariamente una legge analoga in Italia.
Anzi, preferirei che fosse il nostro settore ad arrivarci prima di una legge.
Scuole.
Accademie.
Brand.
Formatori.
Associazioni.
E soprattutto noi parrucchieri.
Dovremmo iniziare a considerare la conoscenza delle diverse texture non una specializzazione esotica, ma una delle competenze fondamentali del parrucchiere contemporaneo.
Perché il mondo cambia.
Le città cambiano.
I clienti cambiano.
E il nostro mestiere deve cambiare con loro.
Un bravo parrucchiere non dovrebbe chiedersi: “So lavorare questo tipo di capello?”
Dovrebbe aver ricevuto almeno la formazione necessaria per sapere come affrontarlo correttamente.
Poi potrà decidere di diventare uno specialista.
Ma le fondamenta devono esserci.
Ora voglio sentire i parrucchieri
Questa volta non voglio chiudere l’editoriale con una conclusione.
Voglio chiuderlo con una domanda.
Secondo voi anche in Italia la formazione professionale dovrebbe prevedere obbligatoriamente lo studio e la pratica su tutte le principali texture di capelli?
E soprattutto:
oggi vi sentireste realmente preparati a lavorare su qualsiasi tipo di capello entrasse nel vostro salone?
Scrivetemelo nei commenti.
Sono molto curioso di capire cosa ne pensa la categoria.
Lorenzo, Direttore Tecnico MDP












