Cuoio Capelluto e Sole d’Estate: cosa cambia davvero
Cuoio capelluto e sole d’estate: cosa cambia davvero
Con l’esposizione solare prolungata di questi giorni, in salone mi capita spesso di osservare cuoio capelluto arrossato, secchezza diffusa e capelli che sembrano “sfibrati” al tatto. Non è un’impressione: il sole di fine luglio agisce su più fronti, ed è utile capire il meccanismo per intervenire nel modo corretto, senza affidarsi a rimedi generici.
Il primo effetto riguarda la fibra capillare. I raggi UV degradano la melanina presente nella corteccia del capello e ossidano le proteine della cuticola, lo strato esterno che protegge il fusto. Quando questa protezione si assottiglia, il capello perde compattezza: da qui la sensazione di ruvidità e la maggiore tendenza ai nodi, soprattutto sulle lunghezze già trattate chimicamente (colore, decolorazione, permanente).

Il secondo effetto, meno raccontato, riguarda il cuoio capelluto. La pelle del capo è esposta agli UV tanto quanto il viso, ma viene protetta molto meno spesso. L’esposizione ripetuta favorisce una risposta infiammatoria locale, con alterazione del film idrolipidico che normalmente regola idratazione e produzione di sebo. Il risultato pratico è un cuoio capelluto che oscilla tra secchezza e untuosità reattiva: le ghiandole sebacee, per compensare la disidratazione superficiale, aumentano la produzione di sebo, dando l’impressione di capelli “sporchi” più in fretta del solito.
C’è poi un aspetto che tengo a chiarire perché genera spesso allarme ingiustificato: un capello più fragile in questo periodo si spezza più facilmente, ma questo non equivale a una caduta patologica.

La vera caduta reattiva post-estiva, quella legata al telogen effluvium stagionale, si osserva tipicamente a distanza di 2-3 mesi dallo stress (quindi più avanti, in autunno), perché il follicolo ha bisogno di tempo per completare il ciclo prima di rilasciare il capello.
Distinguere rottura da caduta è il primo passo per non confondere un problema estetico temporaneo con un tema che, se persistente, meriterebbe una valutazione specialistica in presenza.
Cosa consiglio in questa fase, dal punto di vista tricologico: privilegiare la fotoprotezione del cuoio capelluto (non solo della lunghezza), mantenere un’idratazione mirata che non appesantisca la cute, ed evitare trattamenti chimici aggressivi nelle settimane di massima esposizione, quando la fibra è già sotto stress ossidativo.
Non è una questione di prodotto miracoloso, ma di sequenza corretta: proteggere prima, riparare dopo.
Il vs Lorenzo, Direttore Tecnico MDP










