Collezioni Moda Capelli: a cosa servono… ma soprattutto a chi servono?
L’Editoriale del Direttore | Di Max Randi
Parliamoci chiaro, signori. Siamo seri per un minuto. Ogni sei mesi, puntuale come le tasse, parte il grande circo delle “Collezioni Moda”. Eventi patinati, musiche a palla, fumi, luci stroboscopiche e sul palco sfilano queste ragazze di vent’anni, stupende, con tagli asimmetrici, frange tagliate col machete e colori che sembrano usciti da un fumetto cyberpunk.
Tutti giù ad applaudire. Standing ovation. “Geniale!”, “Visionario!”.
Poi arriva il martedì mattina. Aprite la serranda del vostro salone a Voghera o a Treviso, entra la signora Maria, sessantacinque anni, capello fino, e vi dice: “Fammi la solita piega, ma coprimi bene i bianchi”.
E allora la domanda sorge spontanea, per dirla in modo elegante: ma di cosa stiamo parlando? A cosa diavolo servono queste collezioni? E soprattutto, a chi servono?
Il grande inganno dell’Avanguardia
Vi vendono il sogno dell’alta moda, vi fanno credere che domani mattina avrete la fila fuori dal negozio di ventenni pronte a farsi rasare mezza testa e a tingersi di fucsia fluo. Ma la realtà è che il 90% di quello che vedete su quei palchi nei vostri saloni non entrerà mai. Mai.
E allora, a chi servono?
Servono prima di tutto alle aziende. Ma è normale, fanno il loro lavoro! Vi devono vendere il nuovo prodotto, il nuovo corso, il format della stagione. Vi vendono l’ispirazione per vendervi il pacchetto. E servono agli stilisti, ai formatori, che giustamente devono far vedere quanto sono bravi a scolpire l’aria.
Ma voi? Voi che state in trincea tutti i giorni con la spazzola in mano, come vi inserite in questo teatrino?
L’errore letale del “Copia-Incolla”
Il problema vero siete voi che vi illudete. Andate a questi show, tornate in salone gasati come se doveste pettinare Lady Gaga, e provate a piazzare quel taglio estremo alla cliente normale. Risultato? Cliente terrorizzata che non torna più.
Sveglia! La collezione moda non è il Vangelo da ricopiare fedelmente. È un concept. È un’esagerazione. Se in passerella propongono il caschetto tagliato storto di cinque centimetri, a voi serve solo per capire che la linea netta sta tornando. Se propongono il verde acido, vi stanno solo dicendo che i toni freddi andranno forte. Fine.
Smettete di fare gli artisti e fate gli imprenditori
Volete sapere a cosa deve servire a voi una collezione moda? A una cosa sola: alzare lo scontrino medio.
Serve a giustificare ai vostri clienti che siete aggiornati.
Serve a proporre alla cliente abituale un dettaglio nuovo (una sfumatura, una riga diversa, un volume spostato) per venderle un servizio extra.
Serve a dare un’aria di novità al vostro menù servizi.
Prendete l’idea estrema, smussatela, rendetela commerciale, portabile, elegante. E fatturateci sopra.
Tutto il resto – l’arte per l’arte, i tagli impossibili, i colori psichedelici – lasciatelo ai palcoscenici e ai social. Perché a fine mese, le bollette del salone non si pagano con gli applausi allo show, si pagano con le clienti che escono felici, pagano profumatamente e prenotano l’appuntamento successivo.
Meditate, gente, meditate. E buon lavoro.










