Storia del parrucchiere: dalle botteghe romane al salone moderno
A cura della Redazione MdP
Andare dal parrucchiere oggi è normale: prenoti, entri, ti siedi e ti affidi al professionista.
Ma questa abitudine ha una storia lunga, curiosa e molto meno scontata di quanto sembri.
Le radici antiche: il “tonsor” romano
Nell’antica Roma la cura di capelli e barba era affidata al tonsor.
Non esisteva un “salone” come lo intendiamo oggi: era un mix tra artigiano di strada e barbiere di fiducia.
Il taglio era veloce, gli strumenti essenziali, e spesso la funzione era più sociale che estetica.

Le acconciatrici a domicilio
Per secoli le donne non andavano in un luogo pubblico per sistemare i capelli.
Si recava a casa loro un’acconciatrice, che lavorava con strumenti semplici e molta manualità.
L’idea di uno spazio dedicato, aperto al pubblico, ancora non esisteva.

Il Seicento francese e la nascita del coiffeur moderno
Una svolta importante arriva nella Parigi del Seicento. Le fonti storiche sul mestiere citano il celebre Champagne tra i primi coiffeur della nuova società di corte e gli attribuiscono l’apertura di uno dei primi beauty salon parigini. Più che una singola data di nascita, è in questo periodo che il lavoro sull’acconciatura femminile comincia a trasformarsi in una professione riconoscibile, con spazi dedicati e una clientela che si reca dal professionista.
Da qui il servizio diventa progressivamente più organizzato e riconoscibile: il parrucchiere non è più soltanto una figura itinerante o di bottega, ma un professionista legato a un luogo, a uno stile e a una clientela.

Il barbiere-chirurgo (sì, davvero)
Per un lungo periodo i barbieri erano anche mini-medici:
estraevano denti, sanguinavano i pazienti, curavano piccole ferite.
La bottega era un punto di riferimento popolare.
Con l’Ottocento il barbiere diventa sempre più specializzato sulla barba e il taglio, lasciando la parte sanitaria ai medici.

Il salone come luogo sociale
Tra fine Ottocento e inizio Novecento l’acconciatura diventa moda.
Nascono i saloni strutturati: sedute, specchi grandi, attrezzature, permanenti, colore, phon professionale.
Il salone non è più “dove ti tagli i capelli”: è un punto di ritrovo, chiacchiere, identità, stile personale.

Perché oggi si va dal parrucchiere
Oggi il salone è:
- estetica
- consulenza
- relazione
- identità
- esperienza

I capelli comunicano. Un taglio, un colore, una piega: sono messaggi.
Per questo il parrucchiere moderno non è solo un tecnico, ma un consulente di immagine.
Cosa ci insegna questa storia
La figura del parrucchiere non nasce come “artigiano del capello”, ma come punto sociale e simbolico.
E non è cambiato molto: ancora oggi chi entra in salone non cerca solo un servizio, ma un modo per sentirsi meglio.
Domande frequenti sulla storia del parrucchiere
Quando nasce il mestiere del parrucchiere?
La cura professionale di capelli e barba ha radici antiche: a Roma operava il tonsor. La figura del coiffeur e il salone dedicato all’acconciatura si sviluppano poi soprattutto nella Francia del Seicento e nei secoli successivi.
Perché il salone è diventato un luogo sociale?
Perché alla funzione tecnica si sono aggiunti relazione, consulenza e identità personale. Ancora oggi alcune abitudini del settore hanno radici storiche e culturali: scopri anche perché molti parrucchieri chiudono il lunedì e perché tanti parrucchieri vestono di nero.
Il barbiere era davvero anche chirurgo?
Sì. Per secoli in Europa i barbieri svolsero anche attività come salassi, estrazioni dentarie e piccole medicazioni, prima che le professioni sanitarie e quella del barbiere si separassero progressivamente.














