Affitto di poltrona: opportunità vera o falsa scorciatoia per il salone?
A cura di Max Randi, Direttore MDP
L’affitto di poltrona torna ciclicamente nelle conversazioni tra titolari di salone. C’è chi lo vede come una risposta alla difficoltà di trovare personale, chi come un modo per alleggerire i costi fissi e chi, invece, lo considera una zona grigia da evitare. La verità è meno comoda: può essere un modello interessante, ma non è un dipendente senza busta paga e non è una scorciatoia per ridurre il costo del lavoro.
Il Magazine del Parrucchiere ne aveva già parlato in passato, in una guida dedicata all’affitto della poltrona. Oggi vale la pena tornarci con un taglio diverso: non solo “si può fare?”, ma soprattutto quando ha senso farlo e quando rischia di creare più problemi che vantaggi.
Cos’è davvero l’affitto di poltrona

Nel modello riconosciuto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il titolare di un salone concede a un altro imprenditore l’uso di una parte dei locali e, secondo quanto previsto dal contratto e dalle regole applicabili, delle attrezzature pertinenti, dietro pagamento di un corrispettivo. La circolare ministeriale del 31 gennaio 2014 ha chiarito che questa formula è compatibile con la normativa nazionale per acconciatori ed estetisti.
Il punto decisivo è uno: non nasce un rapporto di lavoro subordinato. Il professionista che prende la poltrona opera come impresa autonoma, deve possedere i requisiti professionali richiesti e rispettare gli adempimenti previsti per la propria attività.
Due imprese, non un titolare e un “quasi dipendente”

La Camera di commercio di Torino descrive l’affittuario come un operatore che esercita l’attività in modo autonomo e imprenditoriale. I due soggetti restano imprenditori distinti, iscritti al Registro Imprese/REA, e ciascuno opera sulla propria clientela con la propria documentazione fiscale.
È qui che, secondo me, si gioca tutto. Se il titolare stabilisce orari, prezzi, clienti, modalità operative e organizzazione del lavoro come farebbe con un dipendente, ma formalmente chiama il rapporto “affitto di poltrona”, il modello perde la sua logica. Il nome scritto sul contratto non sostituisce l’autonomia reale.
Perché può funzionare

Usato correttamente, l’affitto di poltrona può risolvere problemi concreti. Un salone con postazioni inutilizzate può valorizzare metri quadrati e attrezzature già presenti. Un professionista autonomo può iniziare o sviluppare la propria attività senza sostenere immediatamente il costo di un locale completo.
Confartigianato ha indicato proprio l’ottimizzazione dei costi e degli spazi tra le finalità della formula. Non è quindi soltanto teoria: è un modello di condivisione delle risorse che può avere una logica economica per entrambe le parti.
Il vantaggio per il titolare
Il vantaggio non dovrebbe essere “risparmio un dipendente”. Dovrebbe essere: trasformo uno spazio sottoutilizzato in una risorsa economica e creo una convivenza tra professionalità autonome che possono aumentare l’attrattività complessiva del luogo.
Il vantaggio per il professionista
Per chi prende la poltrona, il vantaggio è poter lavorare come imprenditore senza partire necessariamente da un negozio vuoto, con tutti i costi di apertura, arredamento e gestione che ne derivano. Ma autonomia significa anche rischio d’impresa, organizzazione, responsabilità e capacità di costruirsi una clientela.
Il problema che spesso viene sottovalutato: chi comanda cosa?
Prima ancora del canone mensile, io metterei sul tavolo una domanda: chi decide?
Chi gestisce gli appuntamenti? Chi incassa? Chi decide i prezzi? Quali prodotti si possono usare? Come vengono gestiti reception, lavatesta, magazzino, lavanderia e pulizie? Cosa succede se un cliente reclama? Come vengono trattati dati e contatti dei clienti? Chi risponde delle attrezzature?
Sono questioni organizzative, ma diventano rapidamente anche contrattuali, fiscali, igienico-sanitarie e di responsabilità. Il Ministero ha inoltre richiamato l’opportunità di evitare l’uso promiscuo degli stessi strumenti per ragioni igienico-sanitarie e per una corretta attribuzione delle responsabilità.
Non esiste una procedura identica in tutta Italia
La cornice nazionale consente la formula, ma gli adempimenti concreti devono essere verificati nel territorio in cui opera il salone. Regioni e Comuni possono disciplinare requisiti e procedure attraverso normativa regionale e regolamenti locali.
In Lombardia, per esempio, la disciplina regionale dell’attività di acconciatore prevede espressamente la possibilità di concedere parte dei locali ad altri acconciatori e/o estetisti tramite affitto di poltrona o cabina e richiama gli adempimenti amministrativi tramite SUAP. Altri territori hanno proprie procedure e modulistica.
Tradotto: prima di firmare un contratto trovato online, bisogna verificare SUAP, normativa regionale, regolamento comunale e posizione delle due imprese con professionisti competenti. Questo articolo informa sul modello, non sostituisce una verifica legale, fiscale o amministrativa sul singolo caso.
La sostenibilità economica: il canone non si inventa
Una poltrona vuota non vale automaticamente una certa cifra al mese. Per capire se il modello regge bisogna conoscere almeno il costo reale dello spazio e dei servizi condivisi: affitto del locale, energia, acqua, pulizie, reception, lavanderia, manutenzione, eventuali consumabili, software e utilizzo delle aree comuni.
Poi bisogna decidere con precisione cosa è incluso nel canone e cosa resta a carico dell’affittuario. Un prezzo troppo basso può scaricare costi sul salone. Uno troppo alto può rendere più conveniente per il professionista cercare una soluzione propria.
La domanda corretta quindi non è “quanto chiedono gli altri?”, ma quanto costa davvero quella postazione e quale valore offre a un professionista autonomo?
La mia posizione: sì, ma solo se cambia la mentalità
L’affitto di poltrona non salverà i saloni dalla carenza di personale. E non dovrebbe diventare il modo elegante per trasformare collaboratori che lavorano come dipendenti in finte partite IVA.
Può invece diventare uno strumento serio quando il salone viene pensato anche come piattaforma professionale: spazi, servizi e reputazione messi a disposizione di imprenditori realmente autonomi, con confini chiari e un vantaggio economico per entrambi.
È una differenza sottile solo sulla carta. Nella gestione quotidiana è enorme.
Prima di affittare una poltrona
Prima di partire, verificherei almeno cinque cose:
- autonomia effettiva delle due imprese;
- requisiti professionali;
- regole regionali e comunali applicabili;
- contratto e ripartizione precisa di spazi, servizi e responsabilità;
- sostenibilità economica del canone.
Se uno di questi punti è confuso, non è ancora il momento di firmare.
Max Randi
Direttore MDP
Fonti consultate: Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Circolare 31 gennaio 2014 sull’affitto di poltrona e cabina; Camera di commercio di Torino, “Acconciatore con contratto di affitto di poltrona”; Regione Lombardia, disciplina dell’attività di acconciatore; Confartigianato, linee guida e approfondimenti sull’affitto di poltrona/cabina.











