“Prezzi in salone”: la frase che fa scegliere un altro parrucchiere
In breve: “Prezzi in salone”. “Contattaci per un preventivo”. “Ogni servizio è personalizzato”. Tre modi eleganti per dire alla cliente: vai a cercare da un’altra parte. E lei ci va. Il listino nascosto non protegge il salone dal confronto sul prezzo. Lo esclude dal confronto e basta.
La cliente confronta comunque
La scena è sempre la stessa. Sera, divano, telefono. La cliente cerca un parrucchiere, apre tre schede. Due hanno un listino, una dice “prezzi in salone”. Quale chiama? Nessuno telefona per farsi dire un prezzo che teme di non poter pagare. Chiude la scheda.
Il ragionamento dietro il listino nascosto di solito è: “Se vede il prezzo alto, non viene”. Vero. Ma se non lo vede, non viene lo stesso, e in più pensa che sia ancora più alto di quello che è.

Cosa dicono i numeri, quelli veri
L’Osservatorio MDP ha costruito il panel sul prezzo della piega su 1.006 saloni che il prezzo lo pubblicano. Il quadro: media €21,13, mediana €20, il 12% parte da 30 euro in su. A Milano la media è €26,63, a Napoli €15,63.
Leggetelo così: più di mille saloni in Italia hanno deciso di farsi confrontare. Tra loro ci sono quelli da 8 euro e quelli da 53. Anche i secondi, evidentemente, lavorano. Perché un prezzo pubblico alto non è un problema, se accanto c’è scritto cosa comprende.
“Ma ogni servizio è diverso”
Certo che lo è. Un colore su capelli corti non costa come un colore su capelli lunghi e porosi. E allora? Si scrive “da”. “Colore da 55 euro, prezzo definito in consulenza in base a lunghezza e quantità.” È una frase. Si scrive una volta.
Il prezzo “da” non è una promessa, è un’informazione. Dice alla cliente se sei nella sua fascia. Il resto lo fa la consulenza, che resta il tuo lavoro. La trasparenza sul totale, poi, evita l’altro disastro: la sorpresa alla cassa, di cui abbiamo parlato nel Metodo MDP sugli extra.
Il vero motivo per cui il listino resta nascosto
Diciamolo: spesso il prezzo non si pubblica perché non si sa bene come è stato deciso. Il vicino fa così, l’anno scorso era così, aumentiamo di due euro. Un listino così non regge l’esposizione, e lo si sa. Ma il problema non è la vetrina. È il listino.
Se il prezzo è costruito su costi, tempo e margine, pubblicarlo non fa paura. Il punto di partenza è il ricavo minimo orario della poltrona. Poi si controllano i 7 errori che fanno perdere margine. Poi si pubblica.
Cosa pubblicare, in pratica
- I cinque servizi più richiesti, con prezzo “da” e durata indicativa.
- Una riga per servizio su cosa comprende: consulenza, trattamento, piega.
- Gli stessi prezzi ovunque: sito, Google, piattaforma di prenotazione, Instagram.
- Una data di aggiornamento. Un listino del 2023 online è peggio di nessun listino.

Le obiezioni che sento più spesso
“Se metto il prezzo, il concorrente mi copia.” Il concorrente sa già quanto costate. Basta una telefonata o una cugina mandata in avanscoperta. L’unica che non lo sa è la cliente che vi sta cercando.
“Così attiro solo chi guarda il prezzo.” Chi guarda solo il prezzo vi scarta comunque, con o senza listino. Chi guarda il valore, invece, ha bisogno di un’informazione per decidere di chiamarvi. Il prezzo “da” con accanto cosa comprende il servizio parla proprio a lei.
“Ogni cliente è diversa.” Verissimo, e lo sanno anche le clienti. Per questo esiste il “da”. Nessuna si offende se il prezzo finale cambia con lunghezza e quantità, a patto di saperlo prima di sedersi, non dopo il risciacquo.
“Non ho tempo di aggiornarlo.” Un listino si aggiorna una volta l’anno, più qualche ritocco. È meno tempo di quello che passate a rispondere “dipende” al telefono. E meno di quello che perdete con le clienti che non chiamano proprio.
E un’ultima, che nessuno dice ad alta voce: “Se la cliente vede il prezzo, poi tratta.” Non tratta. Tratta chi arriva senza sapere niente e si spaventa alla cassa.
La verità è che il listino pubblico non è un regalo alla concorrenza. È un filtro: porta in salone clienti che sanno già quanto spenderanno e hanno deciso che va bene. Sono le clienti con cui si lavora meglio, e quelle che tornano.
E la cliente?
La cliente vuole una cosa semplice: sapere prima se può permetterselo, e non sentirsi in imbarazzo a chiederlo. Il salone che glielo dice per primo ha già vinto metà della fiducia. L’altra metà la vince in poltrona.

Domande frequenti
Pubblicare i prezzi fa perdere clienti di fascia alta?
No, se il prezzo è accompagnato da cosa comprende il servizio. Nel panel MDP il 12% dei saloni pubblica una piega da 30 euro in su.
Come si pubblica un prezzo che cambia con la lunghezza?
Con la formula “da”, seguita da cosa fa variare il prezzo: lunghezza, quantità, tecnica. Il totale si conferma in consulenza, prima di iniziare.
Fonti: Osservatorio MDP, panel nazionale prezzo piega, 1.006 saloni, rilevazione 3–5 settembre 2026.














