Rigenerazione Molecolare Biomimetica: cosa succede davvero alla fibra capillare?
A cura di Lorenzo, il nostro Direttore Tecnico
La rigenerazione molecolare biomimetica è una delle espressioni che stanno attirando l’attenzione nel mondo Hair & Beauty. Ma che cosa descrive davvero? E che cosa succede alla fibra capillare quando un prodotto basato su peptidi o proteine viene applicato?
La ricerca su questi ingredienti è interessante, ma i risultati dipendono dalla molecola e dalla formula studiata. Per questo voglio distinguere i meccanismi plausibili dalle promesse generiche e capire quali prove servono per valutare un trattamento in salone.
Che cosa significa “biomimetico”
“Biomimetico” significa ispirato a una struttura o a un processo biologico. In cosmetica per capelli, il termine può riferirsi a ingredienti progettati per interagire con componenti della fibra, tra cui la cheratina. Non identifica però una singola tecnologia, un ingrediente preciso o un risultato garantito.
Per capire come agisce un prodotto bisogna conoscere la molecola impiegata, la sua concentrazione, il veicolo, il protocollo e i test condotti sulla formula finita. La sola parola “biomimetico” non basta a dimostrare che un trattamento ricostruisca la fibra o ripristini i legami interni.
Com’è fatta la fibra capillare
Il fusto del capello è una struttura non vivente composta soprattutto da cheratina. Lo strato più esterno è la cuticola, formata da cellule sovrapposte; sotto si trova la corteccia, che costituisce gran parte della fibra e contiene strutture proteiche organizzate. Il midollo può essere presente o meno, a seconda del tipo di capello.

Decolorazioni, colorazioni ossidative, permanenti, calore e attrito possono alterare la superficie e la struttura proteica. Il risultato può essere una fibra più porosa, ruvida, opaca e fragile, con maggiore tendenza a spezzarsi o a formare nodi.
Peptidi e cheratina: che cosa può accadere
Le proteine sono formate da aminoacidi; brevi sequenze di aminoacidi sono chiamate peptidi. In base alla loro composizione, dimensione e formulazione, alcuni frammenti proteici possono depositarsi sulla superficie del capello o interagire con zone della fibra. La capacità di penetrare e l’effetto ottenuto non sono uguali per tutti gli ingredienti.

Un lavoro pubblicato nel 2023 ha studiato un peptide bioispirato progettato per interagire con gruppi sulforidrilici della cheratina e favorire la riorganizzazione di legami disolfuro in condizioni sperimentali. È un risultato di ricerca su una molecola e un protocollo specifici: non dimostra che ogni trattamento definito “molecolare” faccia la stessa cosa.
Altri studi su peptidi derivati dalla cheratina hanno misurato proprietà meccaniche e termiche di capelli trattati in condizioni controllate. Anche qui, i dati riguardano gli ingredienti testati e non si possono trasferire automaticamente a prodotti diversi.
Legami della cheratina e danno: attenzione alle semplificazioni
La cheratina è stabilizzata da diversi tipi di interazioni, inclusi i legami disolfuro. I trattamenti chimici possono modificarne l’equilibrio e danneggiare la fibra. Uno schema può aiutare a visualizzare il concetto, ma non equivale a una misura del capello né prova che un cosmetico abbia ripristinato quei legami.

“Riparazione” cosmetica: che cosa possiamo valutare
Un trattamento cosmetico può migliorare l’aspetto e la gestione del capello: più scorrevolezza, morbidezza, lucentezza e facilità di pettinatura. Può anche ridurre la rottura durante alcune sollecitazioni, se il prodotto è stato formulato e testato per questo. Questi risultati vanno descritti con precisione e non confusi con una rigenerazione biologica.
Il fusto non è tessuto vivente. Un cosmetico non può far ricrescere la parte mancante di un capello spezzato né riportare una fibra danneggiata allo stato originario. Può però migliorarne temporaneamente alcune proprietà cosmetiche, in funzione del prodotto e delle condizioni di partenza.
Biomimetico e vegano: due informazioni diverse
“Biomimetico” descrive l’ispirazione o il principio tecnologico. “Vegano” riguarda l’origine degli ingredienti. Peptidi e proteine possono provenire da fonti animali, vegetali o da processi biotecnologici; la fonte va verificata per il singolo ingrediente e per la formula completa. La dicitura biomimetica da sola non dice se un prodotto sia vegano.
Come valuterò il trattamento in salone
Quando inizierò i test, registrerò il tipo e le condizioni dei capelli, il protocollo, i tempi e le quantità applicate. Confronterò immagini realizzate in condizioni il più possibile costanti e valuterò pettinabilità, sensazione al tatto, lucentezza e rottura durante la gestione. Controllerò inoltre come cambia il risultato dopo più lavaggi.
Un test pratico in salone può descrivere l’esperienza d’uso e gli effetti visibili. Per affermare che un prodotto modifica specifici legami della cheratina o supera altre tecnologie servono prove strumentali e dati comparativi sulla formula finita.
La rigenerazione molecolare biomimetica è un campo da seguire. La domanda che mi interessa è concreta: quale ingrediente è stato usato, quale effetto è stato misurato e quanto dura sui capelli reali? Vi aggiornerò sui test MDP quando avrò risultati verificabili.
Riferimenti scientifici
- Fan C. et al., “Bioinspired peptides designed for hair perming and dyeing with potential for repair”, Acta Biomaterialia, 2023.
- Fernandes M. M. et al., “Keratin-based peptide: biological evaluation and strengthening properties on relaxed hair”, International Journal of Cosmetic Science, 2012.
- “Penetration of different molecular weight hydrolysed keratins into hair fibres and their effects on the physical properties of textured hair”, 2020.












