Nanoplastia: tra realtà tecnica e narrazione commerciale
di Paolo Venzo
Che cos’è realmente la Nanoplastia capelli? Come molti altri “fenomeni” che hanno caratterizzato il settore haircare negli ultimi quasi trent’anni, la Nanoplastia rappresenta oggi uno dei servizi non convenzionali più richiesti e consigliati nei saloni, soprattutto per tutte quelle clienti che desiderano un rinnovamento profondo della fibra capillare o un trattamento finalizzato al controllo del crespo e alla lisciatura.
Prima di analizzare nello specifico questo servizio, credo sia utile fare una riflessione più ampia su questa categoria di trattamenti che, negli ultimi anni, hanno rappresentato non solo un’importante opportunità di business per molti saloni, ma soprattutto un grande mercato per diverse aziende che, in maniera più o meno etica, hanno costruito attorno a questi servizi un business estremamente profittevole.
A differenza delle tradizionali stirature chimiche, che agiscono attraverso la classica fase di rottura e ricostruzione dei legami disolfuro, questi trattamenti lavorano prevalentemente attraverso un processo di riposizionamento semi-permanente dei legami interni del capello.
Particolarmente discutibile è la terminologia utilizzata per identificare questi servizi, spesso commercializzati come trattamenti alla Cheratina. Sappiamo bene, però, che nella maggior parte di queste formulazioni la cheratina — intesa come proteina strutturale che costituisce circa il 90% del capello — è assente o presente in quantità irrilevanti e, in ogni caso, non svolge alcuna reale funzione lisciante.
Non voglio entrare nel dibattito legato a formaldeide, cessori di formaldeide o acido gliossilico, poiché è ormai noto che queste sostanze, soprattutto nel caso dell’acido gliossilico in sinergia con il calore e l’azione meccanica della piastra, rappresentano tuttora gli elementi realmente in grado di modificare la struttura naturale del capello e garantire un effetto lisciante, spesso accompagnato da una discreta azione cosmetica e ristrutturante grazie alla presenza di idrolizzati proteici o altri attivi nutrienti.
La Nanoplastia: evoluzione o semplice riposizionamento di mercato?
Torniamo quindi alla Nanoplastia, oggi definita da molti come la nuova e più evoluta alternativa ai tradizionali trattamenti liscianti a base di acido gliossilico. Analizzando la comunicazione di mercato, la Nanoplastia viene presentata come un trattamento di nuova generazione, capace di lisciare, disciplinare e ricostituire il capello. Se però ci soffermiamo esclusivamente sulla funzione tecnica del servizio, le differenze sostanziali rispetto ai trattamenti precedenti non appaiono così evidenti. Potremmo quindi considerarla, più realisticamente, come un’evoluzione commerciale e formulativa di un concetto già esistente.
Essendo ormai presente da oltre tre anni nel mercato italiano, possiamo iniziare a formulare alcune considerazioni basate sulle esperienze raccolte da professionisti e saloni che hanno introdotto questo servizio.
- Tra gli aspetti positivi, diversi operatori evidenziano un miglioramento percepito nella qualità strutturale del capello.
- Sul fronte meno positivo, alcuni professionisti segnalano invece un effetto lisciante inferiore rispetto ai trattamenti tradizionali.
Restano inoltre invariati alcuni limiti storici di questa categoria di servizi: tempi operativi molto lunghi e il possibile sviluppo di riflessi giallognoli su capelli decolorati o bianchi, fenomeno spesso causato più dall’eccessivo calore della piastra che dalla formula stessa del prodotto.
Considerazioni personali
La Nanoplastia entra perfettamente in quella categoria di servizi che hanno trovato grande diffusione grazie alla spinta dei social media, collocandosi in una zona intermedia tra trattamenti cosmetici professionali e rituali altamente tecnici.
La mia impressione è che alcune aziende abbiano realmente cercato nuove soluzioni formulative per differenziarsi dall’ormai consolidato utilizzo dell’acido gliossilico. Molte altre, invece, stanno semplicemente riproponendo gli stessi prodotti già destinati ai tradizionali servizi liscianti, cambiando esclusivamente naming, packaging e narrazione commerciale. In altre parole: è cambiato il flacone, ma contenuto e protocollo operativo restano sostanzialmente identici.
I tempi di esecuzione restano particolarmente impegnativi. In alcuni casi si parla di 60-90 minuti di posa, ai quali vanno aggiunti la preparazione iniziale e soprattutto la lunga fase di piastratura, estremamente delicata e fortemente dipendente dalla manualità dell’operatore. Ed è proprio qui che, a mio avviso, risiede il vero punto centrale.
Possiamo affermare, senza timore di essere smentiti, che il risultato finale dipenda per circa il 70%-80% dalla corretta esecuzione tecnica e solo per il 20%-30% dalla qualità del prodotto utilizzato. Tradotto in modo volutamente provocatorio: se sei una “cintura nera” nell’applicazione di questi trattamenti, puoi ottenere risultati eccellenti quasi indipendentemente dal brand scelto.
Il vero valore è il metodo, non il prodotto
Questo significa che i saloni dovrebbero ignorare queste opportunità e non inserire questi rituali nel proprio menu servizi? Assolutamente no. Ritengo invece che ogni nuovo trattamento, vecchio o innovativo che sia, possa contribuire a valorizzare il salone e rafforzare l’immagine professionale del parrucchiere.
La vera consapevolezza che il professionista deve sviluppare è una sola: dare valore al metodo e alla competenza tecnica, non al prodotto in sé.
Quando definite il prezzo di un rituale, considerate sempre tre elementi fondamentali:
- Il tempo operativo necessario
- L’investimento economico sostenuto per la formazione
- Il valore professionale dell’operatore che esegue il servizio
Non condivido quando sento affermare: “Questo trattamento costa 5 euro al grammo.” In questo modo state attribuendo valore al prodotto, non al vostro servizio. Se decidete di inserire la Nanoplastia in salone, pretendete una formazione approfondita che spieghi non soltanto come applicare il prodotto, ma soprattutto perché proporre questo servizio, come la formula aiuta a raggiungere il risultato e quali passaggi tecnici determinano realmente la performance finale.
Come strutturerei una carta servizi realmente evoluta
In un salone moderno e realmente orientato ai rituali professionali, personalmente immaginerei una proposta così articolata:
- BOTOX: Servizio di riempimento della fibra grazie ad attivi come l’Acido Ialuronico. Migliora idratazione ed elasticità.
- RICOSTRUZIONE: Servizio di rigenerazione profonda che agisce internamente sulla struttura e sui legami del capello.
- LAMINAZIONE: Servizio di sigillatura della cuticola che lavora sulla superficie externa donando massima brillantezza.
- ANTI-CRESPO: Trattamento che leviga e riallinea le cuticole eliminando l’effetto crespo superficiale.
- NANOPLASTIA: Servizio che combina azione ricostruttiva interna, controllo del crespo e supporto alla lisciatura.
- LISCIANTE (Cheratina): Servizio di lisciatura semi-permanente che disciplina il capello e riduce drasticamente il crespo.
Conclusione
Ricordiamo sempre che, in un corretto conto economico di salone, l’incidenza del costo prodotto dovrebbe oscillare mediamente tra il 10% e il 20% del prezzo del fatturato del salone. Per questo motivo può essere strategico investire in nuovi servizi e rituali che consentano di aumentare la fiches media, ma soprattutto di differenziare e qualificare il salone agli occhi del cliente.
Perché alla fine, il vero elemento distintivo non sarà mai il prodotto scelto. Sarà sempre la competenza del professionista che lo utilizza.
“Il successo non è un caso. È duro lavoro, perseveranza, apprendimento, studio, sacrificio e, soprattutto, amore per quello che stai facendo o imparando a fare.” — Pelé










