I 3 Errori che un Parrucchiere non Deve Fare Mai (Se Vuole Sopravvivere in Salone)
Di Lorenzo, Direttore Tecnico MDP
Diciamoci la verità, colleghi: il nostro non è un lavoro, è una missione diplomatica. Ogni giorno entriamo in salone sapendo di dover dosare centimetri di forbice, volumi di ossigeno e, soprattutto, una pazienza degna di un monaco tibetano. Le clienti ci affidano la loro autostima (e la loro testa!) ed è un attimo passare da “mago del biondo” a “ricercato numero uno”.
Da Direttore Tecnico di Il Magazine del Parrucchiere, ne ho viste di cotte e di crude. Oggi voglio fare un po’ di sana autoironia e confessarvi i 3 errori capitali che un parrucchiere non deve fare mai. Clienti all’ascolto, ridete pure: sappiamo che ci riconoscete i vostri parrucchieri (o voi stesse!).
1. Il “Taglio Fantasma”: Dire «Spunto solo due centimetri» e trasformarla in Natalie Portman in V per Vendetta
Questo è il re degli errori, il peccato originale della coiffure. La cliente entra, si siede, ti guarda con gli occhi lucidi e dice la frase rito: “Ti prego, taglia solo due centimetri, sto facendo crescere i capelli”. Tu annuisci, entri in trance agonistica, le forbici iniziano a girare come quelle di Edward Mani di Forbice e… zac.
Quando togli l’asciugamano, quei due centimetri sono diventati quindici e lei sta calcolando mentalmente quanti anni di prigione rischia se ti lancia il phon acceso.
- Il mio consiglio tecnico: I due centimetri del parrucchiere devono corrispondere ai due centimetri del sistema metrico decimale, non a una percezione artistica astratta. Se c’è da tagliare di più per salvare le punte aride, si spiega prima. Altrimenti, quella cliente la rivedrete nel 2035.

2. La “Sindrome dell’Indovino”: Iniziare a miscelare il colore senza fare la consulenza
Arriva la cliente storica, quella che viene da te da dieci anni. Si siede e tu, forte della tua sicurezza, pensi: “So già tutto io”. Vai nel retrobottega, prepari la solita formula e torni trionfante. Peccato che lei, proprio quel giorno, avesse passato la notte su Pinterest e volesse stravolgere la sua vita passando da un castano cioccolato a un biondo pesca pastello.
Sottovalutare la consulenza iniziale, anche con chi conosciamo meglio delle nostre tasche, è una trappola micidiale.
- Il mio consiglio tecnico: La bocca della cliente serve per parlare, le nostre orecchie per ascoltare. Dedicare cinque minuti reali a guardarsi allo specchio prima di toccare un solo capello evita quel momento di puro panico in cui la cliente dice: “Bello… ma non è quello che volevo”.

3. Il “Monologo da Bar”: Parlare dei fatti propri anziché concentrarsi sulla cliente
Siamo parrucchieri, siamo psicologi, siamo intrattenitori. Ma c’è un limite sottile tra l’essere empatici e il trasformare la postazione nel salotto di un talk show di serie B. Il terzo errore imperdonabile è sommergere la cliente con i dettagli del nostro weekend, i problemi con il fornitore o l’andamento della nostra digestione, mentre lei sta cercando disperatamente di rilassarsi dopo una settimana di lavoro.
Peggio ancora: parlare con il collega della poltrona a fianco ignorando completamente la persona che sta pagando per il nostro tempo e la nostra professionalità.
- Il mio consiglio tecnico: Il salone è il palcoscenico della cliente, non il nostro. Impariamo a leggere il linguaggio del corpo: se chiude gli occhi o risponde a monosillabi, non sta meditando sulle nostre parole, vuole solo godersi il massaggio cutaneo in santa pace.

Il mio verdetto
Colleghi, ammettetelo: almeno una volta ci siamo cascati tutti. Ma la vera professionalità sta nel saper ridere dei propri scivoloni per non ripeterli più. E voi, amiche clienti, quante volte avete dovuto trattenere il respiro sulla nostra poltrona? Raccontateci i vostri aneddoti nei commenti!










