Aprire di lunedì: il giorno di chiusura è una tradizione o un errore?
Sabato, ore 17: chiudi la cassa, sistemi l’ultima postazione e controlli il telefono. Tre messaggi: «Lunedì siete aperti?». Una è un’infermiera che fa i turni, una lavora in un negozio il sabato, la terza ha semplicemente il lunedì libero. Rispondi a tutte e tre la stessa cosa: «Il lunedì siamo chiusi». E ti chiedi quante di loro, alla fine, andranno dal salone dall’altra parte della strada.
In Italia il parrucchiere chiuso il lunedì è quasi una regola non scritta, e il parrucchiere aperto lunedì resta un’eccezione. Per molti titolari quel giorno tiene in piedi la settimana: riposo, commissioni, formazione. Per altri è il giorno in cui le clienti che lavorano nel weekend, o che hanno il lunedì libero, vanno da qualcun altro. Non c’è una risposta giusta per tutti. C’è una risposta giusta per ogni salone, e si trova con i numeri dell’agenda, non con l’abitudine.
Le clienti sono cambiate, il calendario del salone no

Le abitudini delle clienti si sono spostate: turni nel commercio e nella sanità, lavoro da casa, settimane corte. Ci sono persone che il sabato non possono e il lunedì sì. Nel frattempo, i saloni restano piccoli: secondo Cosmetica Italia il 44,3% lavora con una o due persone, titolare compreso.
Questo dato cambia tutto il discorso. In un salone così, aprire un giorno in più significa lavorare un giorno in più, non «spostare un collaboratore». Se dietro la poltrona ci sei tu e basta, il lunedì aperto lo paghi tu, con le tue gambe.
Perché aprire di lunedì può convenire
La prima ragione sono proprio le clienti dei messaggi del sabato: chi lavora nel weekend, chi ha il giorno libero infrasettimanale, chi preferisce un salone tranquillo, senza il phon accanto che urla. Sono clienti che altrimenti non arrivano.
Poi c’è il tipo di lavoro. Un lunedì senza fretta può diventare il giorno dei servizi lunghi: colori complessi, schiariture, consulenze fatte con calma. Sono i lavori tecnici, quelli che rendono di più. E se una parte delle clienti si sposta lì, il sabato smette di essere una corsa tra una posa che scade e una piega che aspetta.
Infine la visibilità. Nella zona, il salone con la saracinesca alzata quando gli altri sono chiusi si fa notare, e chi passa se lo ricorda.
Perché tenerlo chiuso ha ancora senso
Il riposo serve davvero. Il tuo è un mestiere in piedi, con le mani e con le persone, e ha bisogno di un giorno vero di stacco. Senza, la qualità cala prima ancora che la stanchezza venga ammessa: il taglio meno preciso, la pazienza più corta con la cliente difficile.
Poi i conti. Luce, riscaldamento, personale: i costi fissi corrono anche quando l’agenda è vuota, e un lunedì con tre clienti può costare più di quanto incassa. E il lunedì, di solito, serve ad altro: ordini, contabilità, formazione, manutenzione. Se il salone è aperto, queste cose si spostano la sera, o non si fanno.
C’è anche un’illusione da smontare. Spesso le clienti si spalmano, non aumentano: chi viene il lunedì sarebbe venuta comunque un altro giorno. Così apri un giorno in più per servire le stesse persone.
Prima di decidere, conta i messaggi del sabato

Il modo più semplice per uscire dal tifo è segnare, per un mese, ogni cliente che chiede il lunedì e non trova posto. Non a memoria: su un foglio vicino alla cassa o nell’agenda. Dopo quattro settimane hai un numero vero, non una sensazione.
Poi fai il conto del giorno: quanto deve incassare un lunedì per coprire costi e personale? Il riferimento è il ricavo minimo orario della poltrona. Se le richieste perse non arrivano a quella cifra, la risposta te la sei data da solo.
Se invece i numeri ci sono, non aggiungere: sposta. Chi apre il lunedì può chiudere un altro mezzo giorno meno pieno. La settimana resta di sei giorni lavorativi al massimo, non di sette. E prova prima con una stagione, per esempio dicembre, quando la domanda c’è. Sui rischi delle aperture lunghe a dicembre torneremo a metà mese.
Un’ultima cosa, prima di cambiare il cartello sulla porta: gli orari degli acconciatori sono disciplinati a livello locale. Verifica il regolamento del tuo comune, che può prevedere giorni di chiusura o deroghe.
La posizione di MDP
Il lunedì chiuso è un’abitudine legittima, e come tutte le abitudini va controllata ogni tanto. Se l’agenda dice che ci sono clienti, un lunedì aperto con turni ruotati può avere senso. Se l’agenda non lo dice, aprire per paura che la concorrenza lo faccia serve solo a stancarsi di più. In tutti e due i casi, il giorno di riposo del team va protetto.
E alle clienti cosa chiedi?

Chiedi direttamente. Se per qualcuna il lunedì è l’unico giorno libero, che te lo dica. Una richiesta concreta, ripetuta da più clienti, è l’informazione che serve a un salone per decidere. Molto più di quello che fa il salone di fronte.
E nel tuo salone? Lunedì chiuso o aperto, e quanti messaggi ricevi il sabato sera? Scrivicelo, i commenti sono aperti.
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Fonti: Cosmetica Italia, Evoluzione della professione acconciatore, edizione 2026 (PDF).













