Porosità dei capelli: guida tecnica prima di colore e schiaritura
La porosità dei capelli non è una categoria da assegnare una volta per tutte. È una proprietà della fibra che può cambiare tra radici, lunghezze e punte e che condiziona la risposta a colore, schiaritura, tonalizzazione e trattamento. Per il professionista, leggerla bene significa ridurre le sorprese prima di aprire il colore.
Questa guida chiarisce che cosa indica davvero la porosità, quali segnali osservare in salone e perché il diffuso “test del bicchiere” non basta a formulare una scelta tecnica.
Che cos’è la porosità dei capelli

In termini pratici, la porosità descrive quanto facilmente la fibra assorbe e rilascia acqua, prodotti e sostanze di trattamento in relazione soprattutto all’integrità della cuticola. La New York Society of Cosmetic Chemists sottolinea due aspetti decisivi: sulla stessa testa possono coesistere fibre con porosità diversa e la porosità può variare lungo il singolo capello.
Questo è il motivo per cui una valutazione professionale non dovrebbe fermarsi a una definizione generale come “capello poroso”. Una ricrescita poco trattata, una zona precedentemente colorata e punte più esposte possono comportarsi in modo diverso nella stessa seduta. La base scientifica è la struttura stessa della fibra: la cuticola regola gli scambi con l’esterno, mentre la corteccia determina gran parte delle proprietà meccaniche e del risultato tecnico. Per approfondire questa architettura, MDP ha dedicato una guida alla chimica e struttura del capello.
Perché la porosità cambia

Una fibra può essere naturalmente più o meno permeabile, ma la sua storia conta. La revisione scientifica On Hair Care Physicochemistry descrive come decolorazione, permanente, rilassamento e stiratura chimica possano alterare la fibra. Anche l’esposizione ripetuta a lavaggi, spazzolatura e calore entra nel quadro del danno cumulativo.
Uno studio pubblicato nel 2025 su Cosmetics, condotto su ciocche texturizzate vergini e decolorate, ha rilevato che protocolli ripetuti di lavaggio, phon con pettinatura e piastra modificano permeabilità all’acqua, topografia superficiale e proprietà meccaniche e termiche. Non significa che ogni uso del phon renda automaticamente “alta” la porosità: significa che storia chimica, calore e attrito vanno letti insieme.
Dopo l’estate questa distinzione diventa particolarmente utile. Sole, lavaggi frequenti e precedenti schiariture possono accentuare differenze già presenti tra lunghezze e punte; per questo la routine proposta nell’articolo MDP sui capelli schiariti dal sole parte dall’osservazione della fibra, non da un prodotto universale.
Che cosa cambia nel colore e nella schiaritura

La porosità interessa il colorista perché influenza la velocità e l’uniformità con cui una zona riceve e rilascia sostanze. La NYSCC segnala che una fibra molto porosa può accettare il colore più rapidamente e produrre risultati meno prevedibili rispetto a una meno porosa. Una ricerca del 2025 dedicata ai metodi di valutazione dei coloranti indica inoltre che assorbimento d’acqua e resistenza al danno chimico incidono sia sulla presa sia sulla tenuta al lavaggio del colore.
La conseguenza professionale non è “ridurre sempre il tempo” o “aggiungere sempre un equalizzatore”: formula, tecnologia, fondo, obiettivo e istruzioni del produttore restano determinanti. La conseguenza corretta è mappare le zone e fare una prova ciocca quando l’uniformità è incerta. Questo vale tanto nella colorazione permanente quanto nella tonalizzazione professionale.
Tre errori da evitare
- Trattare tutta la testa come una superficie uniforme. Radice, lunghezze e punte possono richiedere letture e applicazioni differenti.
- Confondere porosità e resistenza. Una fibra che assorbe velocemente non è necessariamente in grado di sostenere un altro processo ossidativo.
- Correggere “a ricetta”. Un comportamento poroso è un dato da integrare con elasticità, diametro, trattamenti precedenti e prova ciocca, non una formula automatica.
Il test del bicchiere è affidabile?
No, non come diagnosi tecnica unica. Il float test osserva se un capello pulito galleggia o affonda in acqua; il test spray osserva come l’acqua si deposita o viene assorbita. La stessa NYSCC li definisce metodi qualitativi con limiti, utili al massimo come indicazione in condizioni controllate. Per questo il risultato non va trasformato, da solo, in una diagnosi tecnica.
Le misure di laboratorio sono un’altra cosa: includono sorzione dinamica del vapore, analisi dei pori e misure di rigonfiamento della fibra. In salone non serve simulare un laboratorio; serve evitare di trasformare un test domestico in una certezza.
Come valutare la porosità in salone: checklist operativa
- Ricostruisci la storia tecnica. Annota colore, schiariture, lisciature, permanenti, uso frequente di calore e sovrapposizioni.
- Dividi la capigliatura in zone. Confronta ricrescita, mezze lunghezze, punte, contorno e aree precedentemente sensibilizzate.
- Osserva bagnabilità e asciugatura. Fallo su fibra pulita, considerando che residui e prodotti filmanti possono falsare la percezione.
- Valuta insieme tatto, elasticità e resistenza. Nessun singolo segnale basta da solo.
- Esegui una prova ciocca. È il passaggio più utile quando sono presenti stratificazioni, zone disomogenee o una nuova schiaritura.
- Registra la mappa tecnica. Conservare formula, tempi, zone e risposta rende la seduta successiva più prevedibile.
Se la fibra mostra fragilità, ruvidità diffusa o una storia di sovrapposizioni, prima di promettere il risultato conviene rileggere anche la guida MDP sui capelli danneggiati e gli errori da evitare. La priorità non è far “prendere” il colore a ogni costo, ma stabilire che cosa la fibra può sostenere.
FAQ sulla porosità dei capelli
La porosità alta significa sempre capello danneggiato?
No. Struttura, configurazione della fibra e storia cosmetica possono contribuire alla porosità. Il danno chimico o meccanico può aumentarla, ma non è corretto ridurre ogni differenza a un’unica causa.
La porosità è uguale dalle radici alle punte?
Non necessariamente. L’esposizione cumulativa rende spesso le lunghezze più vecchie diverse dalla ricrescita; la valutazione deve quindi essere zonale.
Un capello poroso prende meglio il toner?
Può assorbirlo più rapidamente o in modo non uniforme, ma “più rapidamente” non equivale a “meglio”. Fondo, formula e integrità della fibra determinano il risultato. Anche un progetto come l’honey blonde richiede di distinguere le zone prima di tonalizzare.
Si può “chiudere” definitivamente la porosità?
I cosmetici possono migliorare scorrevolezza, film superficiale e comportamento della fibra; la letteratura sui cosmetici per capelli descrive questi effetti come condizionamento e riduzione dell’attrito e dell’assorbimento d’acqua. È quindi più preciso parlare di gestione e protezione che di riparazione biologica definitiva.
La regola professionale: mappare prima di formulare
La porosità è utile quando diventa una mappa, non un’etichetta. Prima del servizio tecnico, il parrucchiere dovrebbe sapere dove la fibra è più permeabile, dove è più resistente e dove non conviene sovrapporre altro stress. Il vantaggio non è solo un colore più uniforme: è una decisione più trasparente, documentata e replicabile.
CTA professionale: alla prossima consulenza colore, registra separatamente ricrescita, lunghezze e punte. Tre righe nella scheda tecnica possono prevenire correzioni molto più lunghe.
Nota editoriale: Sara è un’identità editoriale AI di MDP. Scopri il metodo editoriale e la verifica delle fonti.











