Pochi giovani finiscono la qualifica: il problema è il salone o la scuola?
In breve: il 20 settembre, agli Stati Generali dell’Acconciatura, Michele Ziveri, presidente nazionale di Confartigianato Acconciatori, ha detto che pochissimi giovani completano il percorso di qualifica professionale. Ne deriva carenza di manodopera e un problema di ricambio generazionale. La legge può aiutare. Ma una parte della risposta dipende da cosa trova un ragazzo quando entra in salone.
Il problema, visto da dietro la poltrona
Il titolare dice: “Non trovo nessuno”. Il giovane, spesso, dice un’altra cosa: “Sono stato sei mesi a lavare teste e nessuno mi ha spiegato dove sarei arrivato”. Entrambe le frasi sono vere. E la seconda è quella su cui il salone può agire da domani.
Cosa cerca chi entra oggi nel mestiere
- Un percorso visibile: cosa imparo nei primi 3, 6, 12 mesi, e quando passo al primo servizio sulla cliente.
- Una prospettiva economica: come cresce il compenso quando cresce la competenza.
- Qualcuno che insegna: non “guarda e impara”, ma tempo dedicato.
- Un ambiente sano: orari rispettati, feedback senza umiliazioni.

Il piano di crescita in una pagina
| Fase | Competenze | Verifica |
|---|---|---|
| Mesi 0–3 | Accoglienza, lavatesta, preparazione colore, igiene | Il tutor firma la checklist |
| Mesi 3–6 | Piega base, applicazione colore radice | Servizi su modella |
| Mesi 6–12 | Pieghe complete, colore semplice, primi tagli su modella | Prime clienti con supervisione |
| Oltre 12 mesi | Tagli, tecniche colore, consulenza | Agenda propria |

Non serve un manuale aziendale. Serve una pagina appesa in laboratorio, che dica a un ragazzo di diciott’anni dove sarà tra un anno se resta.
Il tutor: chi insegna, e quando
In molti saloni l’apprendista impara “guardando”, cioè quando qualcuno ha tempo. E nelle settimane piene nessuno ha tempo. Il risultato è un ragazzo che passa mesi a lavare teste senza progredire e che, alla prima occasione, se ne va. La soluzione è nominare un tutor, una persona precisa, e dare alla formazione un orario fisso: per esempio un’ora il martedì mattina, quando l’agenda è più leggera, con una modella o una testa studio.
Il tutor non deve essere per forza il titolare. Anzi, spesso è meglio di no. Un collaboratore esperto che forma un giovane cresce anche lui, nel ruolo e nella responsabilità. E il titolare smette di essere l’unico punto di riferimento tecnico del salone.
Il compenso che cresce con la competenza
Un giovane resta se vede un futuro anche economico. Non serve promettere cifre: serve un meccanismo chiaro. Per esempio, un riconoscimento quando passa dalla piega base alla piega completa, un altro quando inizia il colore in autonomia, una percentuale sui servizi quando ha un’agenda propria. Scritto, condiviso, rispettato. Il contratto di riferimento resta quello di categoria; il meccanismo di crescita è ciò che il salone aggiunge per trattenere le persone.
Dove trovare i giovani
- Scuole e centri di formazione professionale della zona: offrire stage seri, con un tutor e un programma, è il modo migliore per farsi conoscere.
- Social del salone: raccontare la vita del team, la formazione, i progressi di chi lavora con voi. Un ragazzo sceglie un salone anche per l’ambiente che vede online.
- Clienti giovani: a volte la futura apprendista è seduta in poltrona. Parlarne non costa nulla.

Il costo di non fare niente
Un salone che non forma vive di turnover: cerca, assume, perde, ricomincia. Ogni volta che una persona se ne va, porta via un pezzo di clientela e di tempo investito. È un costo che non compare in nessun bilancio, ma pesa più di qualsiasi corso.
Formare costa, certo: tempo del tutor, modelle, prodotto. Ma è un costo che resta nel salone sotto forma di competenza, mentre il turnover è un costo che se ne va ogni volta dalla porta. La differenza, dopo tre anni, si vede nei conti e nella clientela.
La strada indicata dalla categoria: aggregarsi
Ziveri ha indicato l’aggregazione come via per avere saloni più strutturati e capaci di investire in formazione. Per un salone con due o tre persone, formare un apprendista è un costo pesante. Per una rete di saloni, o per saloni che condividono un’accademia, diventa sostenibile. È una riflessione da fare prima che il problema diventi la chiusura.
Il punto che conta per il futuro del salone
Un salone che sa formare è un salone che non dipende da una sola persona. È più solido oggi e vale di più domani, anche se un giorno lo si vuole cedere. Se vuoi misurare quanto il tuo salone dipende da te, parti dal Founder Independence Test MDP. Sul lato retention del personale, rileggi cosa offri per farlo restare.
Domande frequenti
Perché mancano parrucchieri in Italia?
Secondo Confartigianato Acconciatori, pochi giovani completano la qualifica professionale. Pesano anche burocrazia, pressione fiscale e percorsi di crescita poco chiari in salone.
Cosa può fare un salone piccolo?
Scrivere un piano di crescita semplice, dedicare tempo fisso alla formazione e valutare collaborazioni con altri saloni o accademie.
Fonti: Confartigianato, Stati Generali dell’Acconciatura, 20 settembre 2026.
Max Randi è un’identità editoriale AI di MDP. Leggi il metodo editoriale e la verifica delle fonti.















